Ci siamo divertiti moltissimo ieri sera al NoFun, da un mesetto abbondante suono con Viki & i Superfichi ( http://www.myspace.com/vikieisuperfichi ) poi dj set con la pista strapiena ... sono le serate che ti conciliano con la vita ... il palco è come sempre una scossa bellissima ...
Vabbeh era nell'aria, un'altro granchio preso ... d'altronde sono o non sono un cancerino ... e si ricomincia ... come ai ecchi tempi, prendo un test di blixxxa che ho trovato da Ceci e con questo riapro 'sta casa ...
l primo "disco" acquistato? La raccolta "rossa" dei Beatles "1962 - 66"
L'ultimo disco ascoltato? Novelle Vogue "New Wave" ... ottimo ...
La tua copertina preferita? London Calling dei Clash
La miglior colonna sonora? Quadrophenia
Il peggior cantante di tutti i tempi? Eros Ramazzotti
Il peggior gruppo di tutti i tempi? I Collage
Il miglior cantante di sempre? David Bowie
La miglior cantante di sempre? Siouxie Sioux
Miglior gruppo di sempre? The Beatles
La canzone che vorresti fosse stata scritta per te? Nowhere Man
La canzone che ti fa venire in mente l'infanzia? La Banda di Mina
La canzone che riassume la tua adolescenza? Talking Heads "Once in a lifetime"
La canzone con cui vorresti addormentarti? Avalon dei Roxy Music
La canzone che vorresti per un tramonto? Echo Beach di Martha & the Muffins
La canzone più brutta di tutti i tempi? Tutte quelle degli 883
La canzone che non vorresti sentire mai più? Adesso tu di Ramazzotti
La canzone che ti mette ottimismo? Shake it up! dei Cars
La canzone che ti mette di buonumore? 100 pecore degli Üstmamò
La canzone che vorresti al tuo matrimonio? Abbiamo già dato ...
La canzone che vorresti al tuo funerale? Hello Goodbye dei Beatles
La canzone che descrive un momento della tua vita? Absolute Beginner di Bowie
La canzone che più ti piace nella collezione dei tuoi genitori? Ho visto un re di Jannacci
La canzone che piace ai tuoi genitori nella tua collezione? Non saprei proprio
La canzone che ti fa venire in mente la tua prima "cotta"? Take a Chance with Me dei Roxy Music
La canzone che ti fa venire in mente una tuo "ex"? Apapaia dei Litfiba
La canzone che non conosceresti se non fosse per un amico? An honest mistake dei Bravery
La canzone che ti fa pensare al sesso? Wicked Game di Chris Isaak
La canzone che ti fa pensare alla solitudine? Cose che non ho dei Subsonica
La canzone più triste? Precious dei Depeche Mode
La canzone per quando sei incazzata? Guns of Brixton dei Clash
La canzone con il miglior inizio? A forest dei Cure
La canzone con il miglior finale? Girl U want dei Devo
La canzone da ascoltare con gli amici? Forbidden Colours di David Sylvian
La canzone da cantare sotto la doccia? Let Me Go degli Heaven 17
La canzone che ti fa venir voglia di ballare? King Kong Five dei Mano Negra
La canzone con il testo più originale? Fuori dal Tempo dei Bluvertigo
La canzone che è un'ottima cover? Fame di Bowie rifatta dai Duran Duran
La canzone su cui fare l'amore? Gli Air possono andar bene, come Sylvian, i Roxy, i Beatles ...
La canzone più nostalgica? Honesty di Billy Joel
La canzone col titolo più bello? Pioggia di luce dei Litfiba
La canzone da sapere a memoria? Tutte quelle dei Beatles ... perlomeno molte ...
La canzone su un vero amore? Don't Speak dei No Doubt
La canzone storica per eccellenza? London Calling dei Clash
La canzone che ti è stata dedicata? Mi viene dolce dei Verdena
La canzone più inquietante? Complicated Game degli XTC
La canzone che ascolteresti mentre sei nello spazio e si sgancia il cordone che ti lega alla navicella? Lucy in th Sky with Diamond dei Beatles
La canzone che odiavi ma adesso ami? Smack My Bitch Up dei Prodigy
La canzone che più ti estranea dalla realtà? Priest Aura dei Chirch
La canzone da ascoltare mentre guidi? SImpathy for the Devil dei Rolling Stones
La canzone che ti fa più paura al buio? Isolation dei Joy Division
Il miglior duetto? Bowie/Mercury in Under Pressure
La canzone da dedicare a chi non la pensa come te musicalmente? Troppe ...
La canzone da dedicare al tuo peggior nemico? Colpo di pistola dei Subsonica
La canzone per una dichiarazione galante? Playground love degli Air
La canzone da ballare al buio abbracciati? Heroes di Bowie
La canzone perfetta per un party? Everything Counts dei Depeche Mode
La canzone da suonare a tutta forza? Puto dei Molotov
La canzone più tormentone del momento? La paranza di Silvestri
La canzone più struggente? My sweet Prince dei Placebo
La canzone che ti dipinge a pennello? Sono = Sono dei Bluvertigo
La canzone che vorresti aver scritto? Heroes di Bowie
Gli Who a Verona ... sembrava di essere online ...
In ritardo, chè la vita scorre veloce, e finalmente, pare, sui binari giusti. Si parte da Treviso verso le 17, Kik ha gli accrediti, saltino terapeutico all'Ikea, dopo non aver comprato niente per la somma di 56 euro, passiamo a prendere Francesco, sublime cuoco Sushi, appassionato di fumetti e degli Who e corrispondente per il Corriere per la serata. Arriviamo a Verona in orario e la biemmebù, ormai mi tocca di dire come al solito, come sempre nelle grandi occasioni ci da un brivido, il termostato dell'acqua non funziona, temperature alle stelle, ci fermiamo, telefono al meccanico, risolviamo tutto. Arriviamo all'Arena, alla cassa accrediti arriva Omar Pedrini rincorso dalla Casalegno al grido di "Omiiiii, Omiiiiiiii" ... una scena raccapricciante. Telefona l'altro componente dell'ala Mod della Zonker Zone, il vecchio Tecki, fresco padre. Beh ragazzi, sfoggi una camicia spettacolare con la bandiera cecoslovacca sul davanti e la scritta "The Who" sul retro, auto prodotta ... non c'è che dire, tutti dovrebbero fare come lui, come me, smetterla di crescere e restare così. Entriamo, il posto è ricco di fascino anche se me lo ricordavo molto più grande. Francesco comincia a scrivere, mi giro e ... Chiaraaaaaaaaaaaaaa!!!! Eh si, Medusa (in forma smagliante) e il Divoloop, entrano in Arena, baci abbracci e poi ognuno al suo posto numerato. E ce ne sarebbe già per rendere la serata di quelle da ricordare, ci pensa un temporale a metterci dell'altro, concerto sospeso tutti sotto le gradinate e alla ripresa Roger Daltrey rimane afono, altra sospensione e poi gli Who a coprire le falle della voce di Daltrey per tutto il concerto, bravi bravissimi, un pubblico strepitoso non cede e si vuole godere lo spettacolo, Pete Townshend trascina, canta e fa si che questo concerto comunque resti indimenticabile, grande il piccolo Starkey, figlio di RIngo Starr alla batteria, poi tutti a casa sfiniti ma felici.
Caro monsignor Ruini: DI MARCO TRAVAGLIO
Anno Zero
Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,
mi rivolgo a lei anche se la so da poco in pensione, anziché al suo successore card. Bagnasco, perché lei è un po' l'Andreotti del Vaticano: ha accompagnato la vita politica e religiosa del nostro paese per molti decenni.Come lei ben sa, non c'è paese d'Europa che abbia avuto tanti capi del governo cattolici come l'Italia. Su 60 governi in 60 anni, 51 avevano come premier un cattolico e solo 9 un laico: 2 volte Spadolini, 2 Craxi, 2 Amato, 2 D'Alema, 1 Ciampi, che peraltro si dichiara cattolico. In 60 anni l'Italia è stata governata per 52 anni da un cattolico e per 8 da un laico.
Se la DC e i suoi numerosi eredi avessero fatto per la famiglia tutto ciò che avevano promesso, oggi le famiglie italiane dormirebbero tra due guanciali. Sa invece qual è il risultato? Che l'Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pil, 5 punti in meno che nel resto d'Europa a 15, quella infestata di massoni, mangiapreti, satanisti e -per dirla con Tremaglia- culattoni.
Se poi andiamo a vedere quanti fondi vanno alle famiglie e all'infanzia nei paesi che non hanno avuto la fortuna di avere in casa Dc e Vaticano, scopriamo altri dati interessanti. L'Italia è penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell'Europa, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell'Irlanda. Noi diamo alla famiglia l'1,1% del Pil: meno della metà della media europea (2,4). Sarà un caso, ma noi siamo in coda in Europa per tasso di natalità: la Francia ha il record con 2 figli per donna, la media europea è 1,5, quella italiana 1,3. E il resto d'Europa ha i Pacs, noi no: pare che riconoscere i diritti alle coppie di fatto non impedisca le politiche per la famiglia, anzi. Lei che ne dice?
Lei sa, poi, che per sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in Europa. La media Ue è il 6%. La Spagna del terribile Zapatero spende il 12,5. I disoccupati che ricevono un sussidio in Italia sono il 17%, contro il 71 della Francia, l'80 della Germania, l'84 dell'Austria, il 92 del Belgio, il 93 dell'Irlanda, il 95 dell'Olanda, il 100% del Regno Unito. E per i giovani è ancora peggio: sotto 25 anni, da noi, riceve il sussidio solo lo 0,65%; in Francia il 43, in Belgio il 51, in Danimarca il 53, nel Regno Unito il 57. Poi c'è la casa. Anche lì siamo penultimi: solo lo 0,06% della spesa sociale va in politiche abitative (la media Ue è il 2%, il Regno Unito è al 5,5). Se in Italia i figli stanno meglio che nel resto del mondo, anche perché sono pochissimi, per i servizi alle madri siamo solo al 19° posto.
Forse, Eminenza, visto il rendimento dei politici cattolici o sedicenti tali, avete sempre puntato sui cavalli sbagliati. O forse, se aveste dedicato un decimo delle energie spese per combattere i Dico e i gay a raccomandare qualche misura concreta per la famiglia, non saremmo i fanalini di coda dell'Europa: perché i nostri politici le promesse fatte agli elettori non le mantengono, ma quelle a voi le mantengono eccome. Sono proprio sacre.
Ora speriamo che il Family Day faccia il miracolo. A questo proposito, vorrei mettere una buona parola per evitare inutili imbarazzi. Come lei sa, hanno aderito all'iniziativa moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa. Le cito qualche altro esempio da un bell'articolo di Barbara Romano su Libero. Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2 mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l'altra davanti al druido. Poi c'è l'Udc, l'Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati. Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra. Divorziati l'ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D'Onofrio ha avuto l'annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L'on. Enzo Raisi ha detto: "Io vivo un pacs". Altro "pacs" inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e risposato con l'ex assistente. Adolfo Urso è separato. L'unico big in regola è Alemanno: si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, poi ha convissuto a lungo. E Forza Italia?
A parte il focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone. L'altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e "diverse convivenze". Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs. Risposàti pure Malan, D'Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato.
Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l'idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal ‘93 l'assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d'imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l'iniziativa Multifamily Day.
Che serata ieri sera, mettere dischi per tutti gli amici, vedere arrivare decine di persone sconosciute, vederli tutti in pista, dall'inizio alla fine pista piena, io e il mio amore abbiamo scoperto che siamo una gran coppia anche in consolle ... Alè!
Taffy consiglia: Echo & the Bunnymen - "The Cutter"
Le cose alte sono lo più faticose e difficili da raggiungere, si rischia di cadere da molto in alto e farsi molto male, ma ne vale la pena, accontentarsi è un verbo che non possiedo, voglio la cima più alta a costo di rischiare di farmi del male e di fare molta fatica.
Weekwend in due, Venerdì a Bologna al covo, a vedere i Ladytron, ci sono andato poco convinto e invece sono stati fantastici, d'altro canto Teknoire difficilmente sbaglia, sabato a ballare al Velvet, molti amici, musica ottima come capita nelle occasioni migliori, domenica di stravizi e serenità assoluta ... è così semplice a volte essere felici ...
Buondì Oggi mi sento bene, sto seguendo il flusso degli eventi, senza paranoie, e mi riprendo un po' di tempo per fare le cose che mi appassionano, i miei amici, la politica e ... la musica, si ricomincia a suonare (fusse che fusse la volta buona diceva qualcuno), e potrebbe esserlo, ma tutto e il contrario di tutto potrebbe essere in questo periodo, perchè, davvero, sto arrivando alla conclusione che non si può prevedere nulla, e allora decido di vivere, e fanculo!
Tempo splendido, serate con gli amici (Chicco, Patti, Steve, Chiaretta) posti splendidi dove ballare, mangiare, camminare ... E l'oretta con la Frà e Medusa, che bello rivedervi ragazze!!! E poi le gite in scooter per Roma, la serata a Firenze, e tutto il resto che è inutile dire ... Ah il B&B di Annalice, splendido in mezzo al verde ... e lo shopping terapeutico e ............... e poi ovviamente arriva la nemesi, al ritorno la BMW decide di fermarsi ad Arezzo, per fortuna proprio lì dove abitano altri amici, Nicola e Alessandra che ora se ne prenderanno cura ... insomma dieci giorni indimenticabili ... tiè!!! Era ora!!!
Io e il mio amore si parte per Roma, con tappa in Toscana. Chicco e Patti ci hanno trovato alloggio, DJ Chiaretta, un'amica su myspace ci ha fatto avere gli accrediti per andare a ballare, e poi Roma per 5 giorni. See you soon ...
Taffy consiglia: The Beatles: "Magical Mistery Tour"
Strade che non finiscono mai, la gioia che si aggrappa alla gola, occhi, mani. E facce nuove, pulite, godendosi il sole che non c'è in una serara di pioggia fine, impalpabile, ma capace di lavar via tutto lo sporco accumulato in anni di incosciente incompletezza, che solo ora affiora e contemporaneamente scompare, di fronte all'impossibilità di smettere di sorridere, al cuore che allo stesso tempo è leggero ma colmo di attimi ed emozioni che neanche il sogno, quello più bello aveva saputo immaginare.
Taffy consiglia: Simple Minds - "Alive and Kicking"
Bolo è un amico, ma non è per questo che vi consiglio di leggere questo libro, ve lo consiglio perchè ho letto la sua prima opera, edita sempre con Limina, perchè scrive da dio, perchè cura tutto con una pazienza certosia, e poi infine anche perchè gli voglio bene anche se è un burbero della madonna. Lascio la recensione vera e propria a Gianni Mura che è meglio ...
Già dall'esordio (Gli eroi son tutti giovani e belli, 2003) s'intuiva che Luigi Bolognini, della nostra redazione milanese, era attratto dal passato. Quel libro era una galleria di ritratti di atleti in pensione (da Ottolina a Garbelli, da Missoni alla Pericoli) e dagli incontri con loro era riuscito ad estrarre l'air du temps (che non è solo un'etichetta di profumo). Il secondo lavoro, La squadra spezzata, era in partenza più difficile e ambizioso. La squadra spezzata è la grande Ungheria degli anni '50: Puskas e Kocsis, Bozsik e Hidegkuti. Composta quasi per intero da giocatori della Honved, perse una sola partita su 50, tra il '50 e il '56, e quella partita era la finale dei mondiali del '54, a Berna. Vinse la Germania, 3-2 in rimonta, e due anni dopo i carri armati russi a Budapest segnarono la fine, nel sangue, di una stagione e di molti sogni.
Bolognini è attratto specialmente dal passato che non conosce. Essendo nato nel '72, non ha vissuto quella maledetta finale in cui quasi tutta l'Europa tifava per gli ungheresi, più tecnici, più eleganti. Erano i primi mondiali in tv, in Ungheria c'era solo la radio. Sui campetti oratoriani noi cercavamo di imitare i tiri di Puskas, chiamandoli all'ungherese (di esterno, ad effetto). Non avendo visto, Bolognini s'è documentato, e molto bene, in loco. Ha parlato coi superstiti della squadra, col telecronista di allora, con gente che era andata prima al Nepstadion e poi sulle barricate.
Chi ama il grande calcio, leggendo, capirà perché l'Ungheria era così forte da umiliare i maestri inglesi (6-3 a Wembley, 7-1 a Budapest). L'ambizione dell'autore stava nell'inserire una storia nella Storia, con le vicende calcistiche a intrecciarsi con la crescita (anche politica) del ragazzino Gabor, che stravede per Puskas. La cosa funziona, dai mattoni per costruire il Nepstadion fino all'ultimo treno utile per scappare a Vienna. E quindi questo è un bel libro.
Come non mai, nonstante tutto e tutti, da soli, con le nostre forze, perchè davvero, citando un luogo comune nonostante non ci sia niente di ordinario tra noi, come te, Kik, nessuno mai ...
Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto (Emblema)
ROMA — Risolta la grana dei sottosegretari disobbedienti, che non andranno più a Vicenza a manifestare contro il governo, ora scoppia il caso del segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, che invece afferma di voler partecipare ai talk show televisivi «perché plasticamente bisogna far vedere che Berlusconi ci fa schifo». Sì, Diliberto ha usato questo linguaggio quando, a un convegno sul revisionismo con Moni Ovadia, ha risposto alla domanda se sia giusto o meno partecipare a trasmissioni tipo «Porta a Porta». Il leader dei comunisti italiani sembra avere le idee piuttosto chiare in proposito: «E' indispensabile andare in tv anche se personalmente non ho una particolare predilezione ad apparire, per fare vedere che siamo diversi. Io sono diverso da Berlusconi, bisogna far vedere che ci fa schifo».
Militari italiani ritratti dopo una fucilazione in Serbia-Montenegro (da www.criminidiguerra.it) Agli inciuciari del centro destra e ai destri del centro sinistra. Continuate pure a negare le stragi fasciste nei balcani, continuate pure a far finta di niente, continuate a mettervi d'accordo su come riscrivere la storia, per il momento i miglioristi (Napolitano, D'Alema), i fascisti (AN, FI) e i Democristiani (CCD UDC) sono riusciti solo a creare una crisi internazionale, negando fatti evidenti a tutti, fatti documentati anche da un documentario della BBC acquistato dalla RAI e mai messo in onda. Potete raccontarla alla maggior parte degli italiani, ma non a chi ha vissuto stragi e morte per anni, a migliaia, vecchi, donne e bamabini compresi.
Riporto qui sotto un lungo brano riguardante le Foibe, ma soprattutto quello che accadde prima. E' sacrosanto riconoscere le stragi Titine, la storia di molti italiani morti ingiustamente. Ma la storia non la si può far partire quando si vuole ignorando i fatti antecedenti e cioè la barbarie Fascista Italiana in Dalmazia. Il Presidente Napolitano, migliorista e revisionista, dovrebbe avere la faccia di chiedere scusa a Sloveni e Yugoslavi per le stragi e i crimini italiani in Dalmazia!
Verità sulle foibe.
Di Marco Ottanelli
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani". Benito Mussolini, 1920
Premessa: Questa redazione ha, come suo scopo principale, sempre privilegiato quello della ricerca obiettiva della realtà dei fatti, anche quando scomoda e dolorosa. In un momento storico in cui gli eredi del partito fascista sono al governo del Paese, ed in cui la retorica patriottarda risuona ancor più violenta e oscurantista del solito, riteniamo necessario ricollocare storicamente e documentatamente la vicenda delle foibe istriane, vicenda alla quale la destra e le sinistra amorevolmente unite hanno deciso di dedicare una speciale giornata della memoria. Anzi, il ministro Gasparri ha voluto sollecitare tutti i mezzi di informazione liberi ad occuparsi della vicenda. Ci siamo occupati di questo aspetto nell’articolo “Ultime dal Minculpop”.La nostra redazione ha partecipato ad una trasmissione radiofonica – trasmessa da Controradio- che è servita a far luce e a chiarire la verità, appunto, di quel tragico periodo. L’audio completo della trasmissione, cui hanno partecipato Raffaele Palumbo, Nicola Tranfaglia, Giacomo Scotti, Marco Ottanelli, Giovanni Bellini, Sandro Damiani è disponibile nel CD intitolato “l’impunità” in vendita tramite il nostro sito.
Cosa sono, le foibe? Cioè, quale episodio della storia evocano?
In poche ed essenziali parole, sono le foibe (caverne e aperture carsiche del terreno) il luogo in cui, a fine guerra mondiale, furono uccisi e gettati, spesso dopo umiliazioni e tormenti, moltissimi italiani. Gli eccidi ebbero due momenti: il primo, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, quando si scatenarono vendette e rancori mai sopiti dopo 20 anni di italianizzazione forzata; il secondo, molto più grave per numero delle vittime, nella primavera del ’45, quando le truppe titine occuparono la Venezia Giulia, la Dalmazia, Trieste e parte del Friuli.
Le origini antiche di un odio feroce Sia nella Serenissima Repubblica Veneta, sia nell’Impero Austro-Ungarico, il concetto di nazionalità era tanto sfumato quanto poco “etnico”. È solo dopo la prima guerra mondiale, cioè quando i nazionalismi si affermano fino a sfociare nei razzismi di Stato, che il Regno di Italia comincia una politica di italianizzazione forzata delle “terre irredente”. Da ogni regione, piovono funzionari e impiegati pubblici, che sostituiscono i locali. La lingua ufficiale, anzi, obbligatoria, diventa l’italiano, e dialetti e lingue dei popoli presenti sul territorio sono vietati, proibiti. Se l’effetto di tale norma è assai violento nelle città della costa, dove comunque gli “italiani” erano in maggioranza o assai numerosi, e dove bi e trilinguismo erano la norma, è nelle zone rurali e nell’interno che gli slavi (sloveni, croati, dalmati, cici), in gran parte contadini poco alfabetizzati, si ritrovano ad essere stranieri in patria. Le durissime condizioni imposte dal Regno si fanno ancora più rigide ed intolleranti con il fascismo. Tra gli episodi da ricordare: la chiusura del liceo classico di Pisino, dell'istituto magistrale femminile di Pisino e del ginnasio di Volosca (1918), la chiusura delle scuole elementari slovene e croate, e il confino di alcuni esponenti Sloveni e Croati in Sardegna e in altre località italiane. A ciò si aggiungevano le violenze fasciste non contrastate dalle autorità, come gli incendi delle sedi associative a Pola e a Trieste. In Istria l'uso dello sloveno e del croato nell'amministrazione e nei tribunali era stato limitato già durante l'occupazione (1918-1920). Nel marzo 1923 il prefetto della Venezia Giulia vietò l'uso dello sloveno e del croato nell'amministrazione, mentre per decreto regio il loro uso nei tribunali fu vietato il 15 ottobre 1925. Il colpo definitivo al sistema scolastico sloveno e croato in Istria arrivò il 1 ottobre 1923 con la riforma scolastica del ministro Gentile. L'attività delle società e delle associazioni croate e slovene era stata vietata già durante l'occupazione, ma poi specialmente con l'entrata in vigore della Legge sulle associazioni (1925), Legge sulle manifestazioni pubbliche (1926) e Legge sull'ordine pubblico (1926). Nel 1927 fu il turno del cambiamento dei cognomi (la toponomastica era già stata italianizzata nel 1923). Così vennero italianizzati quasi tutti i cognomi sloveni e croati. Un vero atto di brutalità verso le identità personali. (Non dobbiamo dimenticarci che tali provvedimenti vennero presi anche a Zara e Fiume, città “extraterritoriali” che furono annesse a forza dopo la prima guerra mondiale.)
Le leggi razziali antiebraiche e genetiche del 1938 (che seguono le meno famose, meno organiche, ma altrettanto famigerate leggi razziali del ’36-’37 emanate nei confronti dei popoli di pelle nera, e altri “coloniali”) dividono ancor più la cittadinanza in due categorie, gli “italiani puri” e gli inferiori. Duramente colpita, in particolare, la numerosa e antica comunità ebraica di Trieste, da sempre città cosmopolita e multiculturale.
La seconda guerra mondiale
La ignobile aggressione alla Grecia obbliga i comandi italiani in difficoltà a chiedere l’intervento della Germania, mettendo così fine alla illusione della “guerra parallela”. Nel 1941, dopo un criminale bombardamento su Belgrado, che viene rasa al suolo, Tedeschi, Ungheresi e Italiani invadono la Jugoslavia, occupandola completamente in poche settimane.
All’Italia spettano: l’intera costa dalmata, parte del Montenegro, quasi l’intera Slovenia e la Croazia, sotto forma di protettorato.
La Slovenia viene annessa, e diventa la provincia di Lubiana. La Croazia diventa un regno “indipendente”, con primo ministro Ante Pavelic, un fascista feroce e sanguinario, amico di vecchia data di Mussolini, e come Re un cugino di Vittorio Emanuele III, Aimone di Aosta. Il partito fascista e razzista croato, gli Ustascia, formato da fanatici religiosi (cattolici) e nazionalisti, appoggiati dal vescovo di Zagabria e primate di Croazia Stepinac, intraprendono fin da subito una opera di pulizia etnica nei confronti di Serbi e altre minoranze, spesso spalleggiati dalle truppe italiane.
L’intera Jugoslavia diventa territorio di stragi e di crudeltà. Alla fine della guerra, sarà uno dei paesi che avrà pagato il più alto tributo di morti, da calcolarsi in circa 1 milione e mezzo di persone su 16 milioni di abitanti (si pensi che i caduti italiani tra civili e militari, fra battaglie e bombardamenti, repressioni e fucilazioni, non supera le 300 mila unità su 45 milioni di abitanti).
In particolare, sono da attribuirsi alla responsabilità diretta delle truppe di occupazione italiana almeno 250 mila morti, che le fonti serbe però portano ad un totale di 300 mila.
Di questi, i morti in combattimento sono una parte esigua, perché la stragrande maggioranza delle vittime fu dovuta a vere e proprie stragi e repressioni, a saccheggi e a brutalità. In particolare, è da ricordare il ruolo della II Armata Italiana, sotto il comando del generale Roatta.
La situazione è differenziata nei diversi territori: le peggiori e più inumane condizioni si verificarono nella Jugoslavia meridionale, dove si aprì una vera e propria caccia al serbo. Vere e proprie spedizioni italo-croate partivano alla volta dei villaggi e delle cittadine serbe, dove, in un’orgia di violenze di ogni tipo, centinaia di uomini, donne e bambini venivano torturati e uccisi. I villaggi jugoslavi distrutti dagli italiani sono non meno di 250, ai quali vanno aggiunti quelli distrutti in collaborazione con i tedeschi o con altre milizie dell’Asse. 250 Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema in cui i colpevoli, i macellai, eravamo noi. Gli episodi di efferatezza e di crudeltà non si contano, e le mutilazioni, gli stupri, gli accecamenti erano all’ordine del giorno. Il comandante partigiano cattolico Edvard Kocbek così descriveva un'offensiva sferrata dall'esercito italiano nell'agosto del 1942: "I villaggi bruciano, i campi di grano e i frutteti sono stati devastati dal nemico, le donne e i bambini strillano, quasi in ogni villaggio degli ostaggi vengono passati per le armi, centinaia di persone vengono trascinate nei campi di prigionia, i bovini muggiscono e vanno vagando per i boschi. La cosa più sconvolgente è che questi orrori non vengono perpetrati da un'accozzaglia di primitivi come al tempo delle invasioni turche, ma dai gioviali soldati del civile esercito italiano, comandati da freddi ufficiali che impugnano fruste per cani... ". Spesso i partigiani slavi, o gli indifesi abitanti delle campagne, erano bruciati vivi (su roghi di fascine, o chiusi nelle chiese ortodosse, che furono distrutte – in questo modo- in gran numero). Le deportazioni della “inferiore razza serba” furono massicce, e decine di migliaia di ex soldati o di cittadini serbi fu avviata ai campi di sterminio tedeschi o a quello della Risiera di San Sabba, a Trieste, assieme con ebrei ed altre minoranze.
In Croazia, nel “regno indipendente”, l’opera delle truppe italiane fu di supporto e affiancamento alle milizie ustascia, mentre nelle coste e isole annesse, la repressione della II armata fu assai più pianificata e scientifica. Stessa cosa in Slovenia, che, entrata a far parte del territorio nazionale, doveva essere completamente assimilata.
Gli occupanti italiani costruirono campi di concentramento che, seppur non scientificamente predisposti allo sterminio, furono la causa di migliaia di morti e di infinite sofferenze. Tutti conosciamo Auschwitz e Buchenwald, ma decenni di censure ci hanno impedito di sapere che noi, italiani, costruimmo e gestimmo i leger di Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Rab (isola di Arbe). Furono creati campi anche in Italia, per esempio a Gonars (Udine), a Monigo (Treviso), a Renicci di Anghiari (Arezzo) e a Padova. Secondo stime rapportate nel volume dell'A.N.P.P.I.A. Pericolosi nelle contingenze belliche, i fascisti internarono quasi 30.000 sloveni e croati, uomini, donne e bambini. In Slovenia, già dall’ottobre del 1941, il tribunale speciale pronuncia le prime condanne a morte, il mese dopo entra in funzione il tribunale di guerra. La lotta contro i partigiani, che diventano una realtà in continua espansione, si sviluppa nel quadro di una strategia politico-operativa rivolta alla colonizzazione di quei territori. Con l’intervento diretto dei comandi militari italiani la politica della violenza si esercita nelle più svariate forme: iniziano le esecuzioni sommarie sul posto, incendi di paesi, deportazioni di massa, esecuzioni di ostaggi, rappresaglie sulle popolazioni a scopo intimidatorio e punitivo, saccheggiamento dei beni, setacciamento sistematico delle città, rastrellamenti… prende corpo il progetto di deportazione di massa, con il trasferimento forzato degli abitanti di Lubiana, progetto che i comandi discutono con Mussolini in un incontro a Gorizia il 31 luglio 1942 . In una lettera spedita al Comando supremo dal generale Roatta in data 8 settembre 1942 (N. 08906), viene proposta, addirittura, la deportazione della intera popolazione slovena.
STRALCIO DELLE COMUNICAZIONI VERBALI FATTE DALL'ECC. ROATTA
NELLA RIUNIONE DI FIUME DEL GIORNO 23-5-1942
"Il DUCE è assai seccato della situazione in Slovenia perchè Lubiana è provincia italiana. /.../
Anche il Duce ha detto di ricordarsi che la miglior situazione si fa quando il nemico è morto. Occorre quindi poter disporre di numerosi ostaggi e applicare la fucilazione tutte le volte che ciò sia necessario. /.../
L'Ecc. Roatta esprime il suo pensiero nei riguardi del sistema da usare per risolvere la situazione in Slovenia:
1) - Chiudere la frontiera con la provincia di Fiume e con la Croazia, specialmente nella zona di Gorjanci. /... /
2) - Ad oriente del vecchio confine sgombrare tutta la regione per una zona di una profondità variabile (3-4 km.). In tale zona sarebbe interdetta qualsiasi circolazione tranne che sulle ferrovie e sulle strade di grande comunicazione. Apposite pattuglie in servizio di vigilanza aprirebbero senz'altro il fuoco contro chiunque.
Il Duce concorda nel concetto di internare molta gente - anche 20-30.000 persone.
Si può quindi estendere il criterio di internamento a determinate categorie di persone. Ad esempio: studenti. L'azione però deve essere fatta bene cioè con forze che limitino le evasioni. /.../
Il C. d'A. in base alle direttive suesposte dovrà compilare uno studio, da presentare entro 3-4 giorni, dal quale risulti:
1) - zone da sgomberare dalla popolazione, indicando l'entità della popolazione da internare, suddivisa in famiglie (per categorie);
2) - quali altri provvedimenti sono ritenuti necessari;
3) - intenzioni operative nei vari stadi della situazione.
/.../
Ricordarsi che tutti i provvedimenti di sgombero di gente, li dovremo fare di nostra iniziativa senza guardare in faccia nessuno.
Solo per quel che riguarda la piccola Slovenia, nei lager italiani morirono 13.606 sloveni e croati. Nel lager di Arbe (sull’isola di Rab) ne morirono dai 1.500 ai 2.500 circa. I civili e partigiani “fucilati sul posto”, cioè durante azioni belliche, furono non meno di 2.500. 1.500 invece i fucilati civili trattenuti come ostaggi, uccisi cioè mesi dopo il loro internamento, per stanare le bande partigiane o per vendetta contro azioni verso i nostri militari. I morti per sevizie, torture, o bruciati vivi arrivano ad un totale documentato di 187. Ripetiamo: questo solo nella “provincia di Lubiana”, dove più numerose sono le documentazioni giuntaci.
S L O V E N I !
- Al momento dell'annessione, l'Italia vittoriosa vi ha dato condizioni estremamente umane e favorevoli.
Dipendeva da voi, ed unicamente da voi, di vivere in un'oasi di pace.
- Invece molti di voi hanno impugnato le armi contro le autorità e le truppe italiane.
- Queste, per un alto senso di civiltà ed umanità, si sono limitate all'azione militare, evitando misure che gravassero sul'insieme della popolazione ed ostacolassero la normale vita economica del paese.
E' solo quando i rivoltosi sono trascesi ad orrendi delitti contro italiani isolati, contro vostri pacifici concittadini e persino contro donne e bambini, che le autorità italiane sono ricorse a misure di rappresaglia ed a qualche provvedimento restrittivo, di cui soffrite per causa dei rivoltosi
- Ora, poichè i rivoltosi continuano la serie di delitti, e poichè una parte della popolazione persiste nel favorire la ribellione, disponiano quanto segue:
1°) - A partire da oggi nell'intera Provincia di Lubiana:
- sono soppressi tutti i treni viaggiatori locali;
- è vietato a chiunque viaggiare sui treni in transito, tranne a chi è in possesso di passaporto per le altre provincie del regno e per l'estero;
- sono soppresse tutte le autocorriere;
- è vietato il movimento con qualsiasi mezzo di locomozione, fra centro abitato e centro abitato;
- è vietata la sosta ed il movimento, tranne che nei centri abitati, nello spazio di un chilometro dai due lati delle linee ferroviarie. (Sarà aperto senz'altro il fuoco sui contravventori);
- sono soppresse tutte le comunicazioni telefoniche e postali, urbane ed interurbane.
2°) - A partire da oggi nell'intera Provincia di Lubiana, saranno immediatamente passati per le armi:
- coloro che faranno comunque atti di ostilità alle autorità e truppe italiane;
- coloro che verranno trovati in possesso di armi, munizioni ed esplosivi;
- coloro che favoriranno comunque i rivoltosi;
- coloro che verranno trovati in possesso di passaporti, carte di identità e lasciapassare falsificati;
- i maschi validi che si troveranno in qualsiasi atteggiamento - senza giustificato motivo - nelle zone di combattimento.
3°) - A partire da oggi nell'intera Provincia di Lubiana, saranno rasi al suolo:
- gli edifizii da cui partiranno offese alle autorità e truppe italiane;
- gli edifizii in cui verranno trovate armi, munizioni, esplosivi e materiali bellici;
- le abitazioni in cui i proprietari abbiano dato volontariamente ospitalità ai rivoltosi.
- Sapendo che fra i rivoltosi si trovano individui che sono stati costretti a seguirli nei boschi, ed altri che si pentono di aver abbandonato le loro case e le loro famiglie, garantiamo salva la vita a coloro che, prima del combattimento, si presentino alle truppe italiane e consegnino loro le armi.
- Le popolazioni che si manterranno tranquille, e che avranno contegno corretto rispetto alle autorità e alle truppe italiane, non avranno nulla a temere, nè per le persone, nè per i loro beni.
gen. Roatta, Lubiana luglio 1942 - XX
Altrettanto duro, e crudele, è il campo di Gonas vicino Udine. Qua sono migliaia i bambini, soprattutto croati, lasciati a morire letteralmente di fame.
(A proposito di morte per fame, è da ricordare come una buona parte dei 100 mila greci deceduti sotto l’occupazione italiana, morì appunto di inedia, poiché, per mantenere i numerosissimi uomini del contingente di occupazione- al quale sono da includere anche i famosissimi reparti di Cefalonia e di Corfù- si procedette con una espoliazione totale delle risorse locali).
Nota del Generale Robotti
Al Capo di Stato Maggiore Galli,
chiarire bene il trattamento dei sospetti, perchè mi pare che su 73 sospetti non trovar modo di dare neppure un esempio è un po' troppo.
Cosa dicono le norme della 3° circolare, e quelle successive ?
Conclusione :
SI AMMAZZA TROPPO POCO !
Dopo l’otto settembre, ad una prima ritirata (precipitosa) delle truppe regie, subentrano i tedeschi e i repubblichini di Salò. I partigiani slavi (ai quali, è onesto e necessario dirlo, si sono uniti nel frattempo anche migliaia di soldati italiani) intensificano le loro azioni (è in questo senso istruttivo andare alle grotte di Postumia: si noterà che la prima grande caverna è completamente spoglia e annerita; essa infatti era un deposito di armi nazi-fascista che fu fatto esplodere dalla resistenza). Ciò provoca azioni sempre più feroci ed intense. Questa volta sono proprio i civili i primi obiettivi, e riprendono le deportazioni e le stragi, stavolta dirette dalle SS. Comandante delle SS era il triestino Odilo Globocnik, che si distinse per crudeltà. Se la Dalmazia e la Croazia sono ormai in mano ai partigiani jugoslavi (ricordiamo che la Jugoslavia è l’unico paese europeo che si liberò da solo dalla occupazione nazi-fascista), è nella Venezia Giulia e nella Slovenia che si concentrano le azioni militari.
Chiunque si addentri nel centro montano dell’Istria, troverà il piccolo villaggio di Vodice (Vodizza, in Italiano). Esso si trova, in linea d’aria, a non più di 20 km dal confine friulano, e si presenta ancor oggi con macerie e abitazioni distrutte. Una lapide sul palazzo principale ricorda come, nel 1944, il paese fu attaccato dalle camice nere e dall’esercito repubblichino. Circa 400 vecchi donne e bambini furono massacrati. Immediatamente dopo, in una operazione combinata, intervenne la Luftwaffe, che rase al suolo l’abitato e bombardò anche i dintorni, per annientare gli scampati alla strage. Ciò che più impressiona, oltre ovviamente al carico di sangue e sofferenze che ci ricorda, è che Vodice-Vodizza, nel 1944, faceva parte della provincia di Pola, era cioè italiana, ed italiani erano i suoi abitanti, da ben 26 anni. La loro colpa? Quella di essere di etnia cicik, insomma, istriani non latini. Un crimine rimasto impunito. Un crimine rimasto sconosciuto. Uno dei tanti. Uno dei troppi.
I morti italiani
Come accennato all’inizio di questo scritto, non vogliano, ne potemmo, negare né sottovalutare le sofferenze degli italiani (e dei giuliani, istriani e dalmati di lingua e “etnia” italiana). Ricordando, sempre e comunque, che la guerra di aggressione la dichiarò Mussolini contro la Jugoslavia, e che quindi siamo stati noi i diretti responsabili della guerra e indiretti responsabili di ogni sua più tragica conseguenza, illustriamo quanto accadde nei due periodi (1943 e 1945) della “vendetta slava”.
Crollato il regime fascista, si verificò un fenomeno alquanto strano e significativo: le “terre irredente” vennero precipitosamente abbandonate. Le autorità civili (composte in gran parte da ferventi fascisti, quasi tutti meridionali) fuggirono verso le loro città di origine, lasciando una terra che evidentemente non avevano mai riconosciuta come loro, nella più totale anarchia. Le autorità militari consegnarono alle poche centinaia di tedeschi presenti non solo l’intera regione, ma anche migliaia di soldati e carabinieri, che furono in gran parte uccisi, internati, deportati in Germania. Questa vera e propria strage in conto terzi, commessa dai comandi dell’esercito e fascisti, dagli stessi comandi che si erano macchiati dei peggiori crimini di guerra, non è considerata da quella propaganda patriottarda che enumera martiri ed eroi, ma che sa sempre tacere sui nomi e le responsabilità. Le recenti scuse per il decennale silenzio sui fatti d’Istria, scuse porte da eminenti politici della cosiddetta sinistra, non hanno avuto in contropartita le scuse di coloro che, per vigliaccheria e incompetenza, consegnarono migliaia di giovani al lager e alla morte.
Dunque, settembre 1943: dopo decenni di repressione e violenze, i contadini croati e altri elementi insorgono contro tutto ciò che è “fascismo”, purtroppo spesso identificato con “Italia”. Come purtroppo accade sempre, quando odio attira e crea odio, gli orrori furono tanti, quanto terribili. Il leader del partito comunista sloveno, Kardelj, aveva dato la direttiva di "epurare non sulla base della nazionalità ma del fascismo", ma, quasi inevitabilmente, è l’elemento italiano che patisce le peggiori persecuzioni, anche a causa del fatto che i posti di potere, sia economico, che terriero, che di responsabilità, sono tutti occupati da italiani. Come illustra nei suoi lavori Giacomo Scotti, con il quale abbiamo condotto la trasmissione radiofonica di cui sopra, nel caos generale di quei mesi, furono circa 250-300 i fucilati e “infoibati” dai partigiani o dal popolo in rivolta. La stima più pessimistica, ma anche la meno verosimile, parla di 600 morti. Paradossalmente, furono contestualmente salvati e protetti, rifocillati e ospitati, migliaia e migliaia di soldati delle armate italiane allo sbando, poiché le violenze si scatenarono quasi esclusivamente verso i carabinieri, i gerarchi, le camicie nere. Ripetiamo: quasi esclusivamente. Molte furono le vittime tra i civili, donne, vecchi. Furono passati alle armi anche fascisti sloveni e croati (d’altronde, nella guerra partigiana di ogni parte d’Europa, tali tristi fatti erano all’ordine del giorno), mentre ben maggiore fu il numero di caduti tra i partigiani stessi negli scontri con l’esercito tedesco. Il quale, come accennato, riprese presto il controllo del territorio.
Altre vittime, ma non da ascriversi nel capitolo “Foibe”, furono fatte in Dalmazia, a Fiume, a Zara, nelle isole. Si può parlare di un totale generale di circa 2.000 persone. La propaganda di destra ha da sempre gonfiato tali cifre, fino a farle giungere alle decine di migliaia. E parliamo solo del 1943.
Ben altro successe con l’occupazione titina di Trieste e della Venezia Giulia. Con il crollo della Germania, (che, ricordiamolo, si era annesso tutto il nord-est italiano strappandolo all’alleato di Salò), le formazioni jugoslave si gettarono in una corsa contro il tempo verso le coste adriatiche per impedire agli anglo-americani di prendere il controllo di quelle terre.
Giungono a Trieste, Gorizia, Fiume tra il 1° e il 3 maggio, e, per quaranta giorni circa, tengono sotto controllo –sotto occupazione- la fascia adriatica. In questi terribili quaranta giorni, si scatena una violenta epurazione. La volontà jugoslava è chiara: creare uno stato di fatto che preceda l’annessione. Le giunte del CNL partigiane vengono disarmate, destituite, in certi casi arrestate.
La “jugoslavizzazione”, il tentativo cioè di annessione, è reso chiaramente da questo dispaccio del partito comunista sloveno già nel 1944: “tenere preparato tutto l’apparato. Dappertutto, il più possibile, bandiere slovene e jugoslave. Ad eccezione di Trieste, non permettere in nessun caso manifestazioni italiane. Rinforzare l’Ozna (polizia politica, nda)”. Tutti coloro che possono essere considerati per un motivo o per l’altro, ostili, vengono arrestati, deportati, in parte uccisi. D'altronde, lo stesso stava accadendo in tutte le altre regioni della neonata repubblica titina, e non era una specifica anti-italiana. In quei giorni, dunque, si vive un clima di terrore. A Fiume i primi ad essere eliminati sono i fautori dello Stato Libero, coloro che negli anni a cavallo tra il 1919 e il 1925 si erano opposti alla annessione italiana; a Gorizia sono gli esponenti partigiani ad essere indicati come “concorrenziali” e fatti immediatamente prigionieri; ma è nella cruciale Trieste che si raggiunge l’apice: in città operano l’esercito popolare jugoslavo, l’Ozna, bande irregolari croate, serbe, slovene, (e anche italiane!), elementi del Partito Comunista… ognuno di questi elementi arresta, confisca, deporta, stupra, tortura, uccide “gli ustascia, i cetnici,gli appartenenti alle formazioni armate al servizio del nemico, i collaboratori, le spie, i delatori, i corrieri, tutti traditori della lotta popolare, tutti i disertori del popolo, tutti i demolitori dell’esercito popolare”. La situazione sfugge immediatamente di mano alle autorità militari e politiche jugoslave, che ammettono, fin dal 6 maggio: “ci sono stati arresti e fucilazioni arbitrarie. È necessario riprendere il controllo … l’Ozna si rifiuta di capire la situazione, e continua in arresti di massa…dobbiamo renderci conto che tali errori ci portano il danno maggiore” .
Le esecuzioni si susseguono a ritmo impressionante, e i cadaveri vengono gettati nelle foibe giuliane (la circostanza secondo la quale venivano infoibate anche persone vive legate a cadaveri è stata smentita da testimoni oculari, quali in parroco di Corgnale. Egli, che aveva dato l’estrema unzione ai disgraziati di Basovizza, dichiarò, con espressione un po’ burocratica, che le vittime erano “state fucilate in modo corretto prima di essere gettate dentro”. Ciò non esclude che, nel clima di violenza e sadismo, episodi come quello ipotizzato si siano verificati, anzi, quelli dei “sepolti vivi” sono stati casi crudeli e accertati, ma, comunque, sporadici). Chi non cade fucilato sul posto o nella mattanza carsica delle foibe, viene avviato verso inumani campi di prigionia, in particolare quello di Borovnica, alle porte di Lubiana. Fame, fatica, maltrattamenti… il destino atroce di tutti gli internati si abbatte sugli italiani d’Istria.
Le foibe localizzate con certezza: Basovizza, Corgnale, Opicina , Scadaicina , Casserova, Podubbo, Semich, Drenchia, Sesana e Orle, Vifia Orizi, Obrovo, Raspo, Brestovizza, Castelnuovo d'Istria, Cava di bauxite di Lindaro, Vescovado, Surani, Pucicchi, Treghelizza, Cava di Bauxite di Gallignana, Vines, Gropada, Gargaro o Podgomila, Zavni, Pinguente, Creogli , Cernovizza (più altre fosse e cave nell’arco tra Gorizia e Fiume)
Il bilancio
Anche se le dimensioni di una tragedia non dovrebbero essere misurate solo dal numero delle vittime, è chiaro che le cifre sono sempre di forte impatto. In questa ottica, sul numero dei morti dei quaranta giorni di occupazione slava (Tito fu poi indotto a ripiegare e ad abbandonare almeno la fascia costiera) e di quelli del periodo successivo dell’immediato dopoguerra, si è scatenato un indegno balletto. Fonti della destra e di associazioni di profughi parlano di 20-30 mila morti, ma tali numeri sono assolutamente esorbitanti. Il dibattito triestino e giuliano, dentro e fuori dei confini nazionali, ha spesso esasperato i calcoli, le cifre sono state, talvolta, sparate alla cieca. Gli studiosi, ma non soltanto loro, hanno, invece, fatto un buon lavoro. Si è arrivati a indicare cifre attorno alle quattro-cinque migliaia. Una cifra che comprende, lo ribadiamo, non solo gli infoibati. I quali, calcolati secondo il criterio dei corpi estratti direttamente dalle caverne, sono in effetti 570. Cinquecentosettanta sono dunque gli ufficialmente infoibati. Molti. Ma nulla giustifica i bilanci di fantasia, stilati nell’ordine delle decine di migliaia solo a scopo di pura propaganda e di falsificazione della Storia.
I morti degli altri
Se non esistono morti buoni e morti cattivi, non crediamo debbano esistere morti eroi e morti da dimenticare a seconda di chi li ha uccisi. Perché la stragrande maggioranza delle perdite italiane nella guerra derivano dai bombardamenti angloamericani. Qua non vogliamo elencare le stragi provocate dai massicci e spesso indiscriminati bombardamenti sui civili anche – e soprattutto- dopo la firma dell’armistizio, perché il terreno è troppo vasto. Potremmo raccontare dei 20 mila morti (questi sì, documentati) di una piccola città come Foggia, o di Isernia, che perse un terzo dei suoi abitanti sotto gli attacchi aerei. Potremmo raccontare di Napoli, Livorno, Messina, Palermo e Genova, dove i lutti furono numerosissimi e i danni incalcolabili. O del terribile bombardamento di Treviso. O di quelli indiscriminati che gli aeroplani anglosassoni facevano al ritorno dalle loro missioni, sganciando il “carico in eccesso”, cioè le bombe avanzate, su case e paesi (pratica in uso anche nella guerra alla Serbia del 1999, con lo scarico di bombe in Adriatico). Potremmo anche soffermarci su episodi di esplicito cinismo e crudeltà, come il mitragliamento di bambini alle giostre di Grosseto, o quello dei civili in fila per il pane nelle campagne di Caltagirone. Ma circoscriveremo l’analisi alla sola zona geografica della quale stiamo trattando.
Trieste viene attaccata massicciamente, per la prima volta, nel 1944. Il bombardamento più pesante è quello del 10 giugno, che viene effettuato come rappresaglia per l’anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia. Solo quel giorno, i morti sono più di 400, migliaia i feriti. Solo nei raid del 15 luglio, del 9 - 10 settembre e del 23 ottobre 1944, si contano rispettivamente 50, 150, e 75 morti. I bombardamenti proseguono fino al maggio 1945 sia sul capoluogo, che sulle cittadine circostanti. Molti i morti anche a Muggia.
Pola, Istria e Fiume: anche le più piccole località furono martellate ininterrottamente. Pola fu gravemente danneggiata, con decine e decine di morti, fin dal 1943, ma il primo attacco massiccio è datato 8 settembre 1944. Fiume, con porto e industrie militari, subisce distruzioni enormi e paga un altissimo tributo in vite umane.
Ma l’accanimento degli anglo-americani si manifesta soprattutto nei confronti di Zara. La piccola enclave (1,5 Km quadrati) subirà infatti ben 54 bombardamenti, che ne provocheranno la quasi distruzione. I morti saranno più di 4.000 su una popolazione di 38mila persone.
Ma per i revisionisti, per i professionisti della cantilena anticomunista, questi morti – dilaniati, straziati, bruciati dagli ordigni caduti dal cielo- non contano. Non contano come non contano gli altri, nel resto d’Italia, caduti – dal 1943, anno dell’armistizio, in poi- esattamente come gli infoibati, anche se la loro morte cadeva dal cielo. La teoria della “pulizia etnica” è tanto forzosa quanto miserabile, poiché la parte politica che, con questo pretesto, insiste da 60 anni in una violenta e brutale campagna (basta leggere alcuni siti web ed alcune riviste di … irredentisti) è la stessa che, negli anni del conflitto, intraprese una pianificata, scientifica, ufficiale e legale, nel senso che fu supportata da infami leggi razziste, campagna di genocidio e di morte nei confronti di ogni minoranza etnica, e, nelle terre conquistate, verso anche i popoli autoctoni maggioritari. Chi ha approvato ed esaltato, forse anche eseguito, i massacri, le deportazioni, i lager, i forni crematori, oggi dovrebbe avere la dignità di tacere.
I criminali di guerra.
Nell’immediato dopoguerra, tutte le parti politiche italiane, con l’appoggio ed il contributo determinante del comando anglo-americano, intrapresero una campagna, ed una opera, di de responsabilizzazione. Gerarchi, federali, comandanti fascisti non solo evitarono punizioni ed epurazioni, ma furono lasciati ai più alti gradi di comando. Nessun generale, nessun comandante di armata, nessun ufficiale che si fosse macchiato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità, venne mai processato o anche solo destituito. Il culmine della ipocrisia fu toccato, contemporaneamente, da De Gasperi e da Togliatti; dal primo, quando, alla Conferenza di Pace, illustrò meriti e onori del nostro Paese, e addirittura denunciò le pretese territoriali jugoslave che costringevano migliaia di profughi a scampare nella madrepatria (…l’Italia, stato aggressore, aveva perso la guerra!); il secondo, quando, da ministro di Grazia e Giustizia, emanò una amnistia generale che, se presentata come necessaria per pacificare il paese, in realtà permise la liberazione e il reintegro di migliaia e migliaia di fascisti. Mentre Germania, Polonia, Romania, Ungheria subivano mutamenti territoriali drammatici, con trasferimenti di milioni e milioni di persone (otto milioni soltanto i tedeschi che abbandonarono la Prussia), le clausole del trattato di pace di Parigi venivano presentate in Italia come un affronto alla Patria. Nessuno vuole negare né disconoscere il dramma dei 250mila profughi istriani e dalmati, che dovettero abbandonare le loro terre (spesso indotti a farlo dallo stesso governo italiano), ma è necessario ribadire che quello non fu un dramma causato dalla volontà persecutrice titina e comunista, come è stato troppe volte ripetuto, ma fu un dramma causato dalla sete di potere e di sangue di un regime dittatoriale militarista ed espansionista, che non aveva esitato, solo pochi anni prima, ad aggredire un altro membro della Società delle nazioni, l’Etiopia, nel quale aveva provocato non meno di mezzo milione di morti in soli cinque anni di occupazione.
Ma il senso di responsabilità mancò del tutto all’italia post-bellica, e, mentre le carceri si riempivano di ex partigiani, mentre i CNL venivano sciolti, mentre i consigli di fabbrica venivano cancellati, tutti i prefetti, tutti i questori, tutti i vicequestori nominati dal fascismo rimanevano saldamente sulle loro poltrone. Saranno gli stessi che, nel 1948, repressero con brutalità le manifestazioni seguite all’attentato a Togliatti, e gli stessi che, una volta epurata la polizia dai membri “sovversivi” (8.000 poliziotti definiti comunisti furono licenziati, o trasferiti in Sardegna e in Sicilia in una inutile e sanguinosa lotta al banditismo), provocarono gli scontri e i morti nel 1960, al tempo dell’infausto governo Tambroni.
I militari, in particolare, ebbero le più alte protezioni. Lo stesso Badoglio, considerato dal governo abissino come il diretto responsabile di stragi e bombardamento con i gas asfissianti, godeva dei favori particolari degli inglesi. I quali inglesi negarono in modo risoluto ogni possibilità di consegna dei criminali di guerra fascisti ai paesi richiedenti. In una Italia che vedeva il passaggio di gerarchi nazisti da Roma, in fuga verso il sudamerica, fuga organizzata e gestita direttamente dal Vaticano, la cosa non deve – purtroppo- sorprendere. Lo stesso Ante Pavelic, il più sadico dei dittatori d’Europa, si rifugiò in Vaticano per poi imbarcarsi verso l’Argentina.
Le autorità jugoslave fornirono immediatamente la lista dei criminali di guerra, con grande profusione di documenti. Le autorità militari inglesi, preoccupate del pericolo comunista, trovarono fin da subito ogni scusa per rimandare l’esecuzione degli arresti. Quando poi la sovranità tornò completamente al governo italiano, le richieste di estradizione furono semplicemente ignorate.
Da Belgrado era stata presentata una lista con circa 800 nomi. Essa fu via via ristretta, fino ad arrivare al numero quasi simbolico di 40 . Ma neanche questo indusse De Gasperi e gli alleati a ricercare la verità e la giustizia. Anzi! È in quegli anni che si decide di occultare, nascondere, insabbiare anche ogni inchiesta sulle stragi nazi-fasciste compiute in Italia. Sarà solo negli anni ’90 che un caparbio procuratore militare scoprirà un armadio, con le ante chiuse e volte verso il muro, contenente i fascicoli e le prove di decine e decine di massacri compiuti nell’Italia centro-settentrionale da tedeschi e repubblichini. È “l’armadio della vergogna” che Franco Giustolisi racconta con profusione di particolari nel suo libro omonimo.
Mentre in Germania si celebrano i processi di Norimberga (il più famoso, quello ai grandi gerarchi, provocò la condanna a morte di tutti i più alti esponenti del terzo Reich, ed altri ne seguirono contro funzionari minori, contro generali, medici, funzionari, magistrati e industriali corresponsabili delle barbarie naziste), in Italia le responsabilità della guerra e delle sue atrocità vennero semplicemente ignorate, ovattate, nascoste, poi, negate.
L’unico grande gerarca condannato (ma soltanto per il suo ruolo nella Repubblica di Salò, non per i crimini contro i popoli stranieri) fu il Maresciallo Rodolfo Graziani. Graziani fu processato da un tribunale militare e condannato il 2 Maggio 1950 a 19 anni di carcere, di cui 13 condonati, per la sua attività legata alla RSI. La pena da scontare di un anno e otto mesi fu ulteriormente ridotta a quattro mesi per la richiesta della difesa, subito accolta, di far iniziare la decorrenza della carcerazione preventiva al 1945. Pertanto, quattro mesi dopo la sentenza, il 29 agosto, Graziani tornò in libertà lasciando l'ospedale militare dove aveva trascorso gran parte della durata del processo. Nel marzo 1953 divenne presidente onorario del MSI. Morì nel 1955 per collasso cardiaco.
totale di 1992 italiani accusati di aver commesso crimini di guerra, da nazioni belligeranti o che avevano subito l'occupazione militare durante il conflitto mondiale. Non viene tenuto conto delle azioni svolte dai militari italiani in Africa (Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia)
Paesi
richiedenti
Inclusi nella lista della Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra
Richiesti al Ministero degli Affari Esteri con Note Verbali dai singoli paesi
Jugoslavia
729
45
Grecia
111
74
Francia
9
34
Alleati
833
Circa 600 casi sono già sottoposti a giudizio da parte dei Tribunali Alleati
URSS
12
-
Albania
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La lista dei nomi completa è disponibile presso molti archivi ufficiali. Tra gli incriminati, ricordiamo in particolare il Gen. Mario Roatta, capo del corpo di spedizione italiano in Spagna e comandante della citata II Armata in Croazia; il comandante dell’XI corpo d’armata Gen. Mario Robotti, il grande deportatore di Lubiana, il Gen. Taddeo Orlando, comandante dei Granatieri di Sardegna, poi sottosegretario nel governo Badoglio, e poi comandante dell’arma dei carabinieri nel dopoguerra! Il Gen. Paolo Berardi, capo di stato maggiore del Regio esercito dopo l’armistizio, il Gen. Gastone Gambara, comandante a Lubiana e della piazza di Fiume…
E poi altri generali, e colonnelli, e ufficiali, e sottufficiali, soldati, funzionari, comandanti dei campi di concentramento… nessuno di loro dovrà rispondere mai delle proprie azioni.
Anzi, spesso li rivedremo nella storia della Repubblica occupare incarichi e uffici delicatissimi.
È da notare che Mario Roatta fu, in effetti, processato e condannato all’ergastolo, ma per un altro reato: l’assassinio dei fratelli Rosselli. Il 4 maggio 1945, evade, fugge con la complicità dei carabinieri (al cui comando in quel periodo e' proprio Taddeo Orlando). Immediata fu la reazione popolare, e durante le manifestazioni ci furono due morti. Il giorno successivo Taddeo Orlando fu sostituito. Roatta si era rifugiato in Vaticano e di lì sarebbe partito con la moglie per la Spagna franchista, da dove ritornerà, amnistiato, nel 1966. Morì a Roma nel 1968.
1992 torturatori, massacratori, genocidi rimangono quindi impuniti. Non varrà neanche l’offerta jugoslava di uno scambio con i responsabili delle foibe a cambiare le cose. Una cortina di omissioni e falsità scende sull’Italia. Tutto questo, e le responsabilità britanniche nel processo di occultamento, è talmente noto (all’estero!) che la BBC, la televisione pubblica del Regno Unito, ha prodotto nel 1989 “Fascist Legacy”, un documentario estremamente approfondito sia sui crimini di guerra italiani in Africa e Balcani, sia sulla loro impunità successiva. “Fascist Legacy” è stato trasmesso da molte televisioni del mondo, ed è stato acquistato anche dalla RAI. Ma non è stato mai trasmesso.
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Era da mò che non ne facevo, l'istantanea dice chiaramente che sono stanco, è che sono saturo di dover spiegare cose banali a persone che dovrebbero e potrebbero arrivarci facilmente da sole ... Ma è anche che sto valutando bene chi sono e cosa voglio e lo so perfettamente, e sono deciso a fare ciò che ho da fare per arrivarci!
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Steve Jobs: un uomo un mito!
Il fondatore della Apple: "Basta con le protezioni sulla musica online"
da lastampa.it
BRUNO RUFFILLI
Wired, la bibbia dell'hi-tech, raffigura Steve Jobs come Che Guevara, basco nero e sguardo in tralice: un fotomontaggio che riassume migliaia di articoli su blog, siti web, giornali, radio e tv. Tutti a commentare la lettera aperta intitolata Considerazioni sulla musica, apparsa ieri sul sito web Apple e firmata dal suo carismatico presidente. Diecimila parole e una proposta rivoluzionaria, quella di abolire il Drm, il sistema di controllo dei diritti adottato da quasi tutti i distributori di musica online.
Le mani legate
Le canzoni di iTunes Store si possono ascoltare infatti soltanto con iPod o computer dotati del software iTunes, copiare e masterizzare su cd un numero limitato di volte. A vigilare c'è FairPlay, un sistema - nemmeno troppo rigido - di Drm (Digital Rights Management); Microsoft ne adotta uno analogo, e Sony ancora un altro su Connect, il proprio servizio di download musicale. Così molti file legalmente acquistati sui negozi online sono compatibili soltanto con alcuni lettori, mentre gli Mp3 scaricati illegalmente funzionano su tutti i riproduttori.
Scenari futuri
Un paradosso denunciato da varie associazioni di consumatori, prima in Francia, poi in Norvegia, ora anche in Italia da Altroconsumo. Così è proprio all'Europa che Jobs si rivolge, invitando governi e lobbies a fare pressione sulle case discografiche per cancellare il Drm: «Chiaramente è questa l'alternativa migliore per i consumatori, e Apple non esiterebbe un istante ad adottarla». Anche perché gli scenari possibili non sono incoraggianti: continuare come oggi, con sistemi incompatibili tra loro, oppure licenziare Fairplay ad altri distributori di musica online. In questo caso, però, Cupertino non sarebbe più in grado di difendere efficacemente la sua tecnologia dagli attacchi degli hacker, che già qualche mese fa erano riusciti a scardinarla.
La proposta Steve Jobs prende quindi atto che «il Drm non ha funzionato e non potrà mai funzionare per fermare la pirateria» e va in direzione opposta: canzoni libere per tutti, da subito, se solo le case discografiche vorranno liberare la musica digitale da un freno inutile e dannoso. Inutile perché i venti miliardi di brani venduti su cd quest'anno non contengono alcun software che ne impedisca la copia, mentre quelli protetti da Drm e distribuitu online sono due miliardi, un rapporto di uno a dieci. Dannoso, perché limitando i diritti degli utenti si rischia di dirottare milioni di potenziali clienti verso la pirateria, impedendo al mercato online di crescere e compensare il calo dei supporti tradizionali (nel 2006 il 5 per cento in meno rispetto all'anno precedente).
Let it be
La lettera aperta ha suscitato reazioni contrastanti. Perplessa quella di Microsoft («Sono ovvietà»), critica l’italiana Fimi («il Drm è una scelta di Apple»). Possibilista invece la Riaa, l'associazione dei discografici americani, che la interpreta come un'apertura alla possibilità di concedere in licenza Fairplay, di fatto uno standard, visto che Apple è il più importante distributore di musica online. iTunes Store copre il 70 per cento del mercato, nel mondo circolano novanta milioni di iPod, il Mac è un computer sempre più diffuso. Ma non basta: dopo l'accordo con la Apple Corp. dei Beatles, oggi Apple è pronta a combattere ad armi pari con Emi, Universal, Warner e Sony, le quattro major del disco. E chissà che la sua arma vincente non sia proprio un iPod: supereconomico, con le canzoni precaricate, da acquistare e ascoltare subito. Allora sì che il cd sarebbe morto.
Mai dare nulla per scontato, mi sta capitando nella vita, e anche nel post precedente se ne discute con Ceciù. Spesso si danno troppe cose per scontate, e poi nascono incomprensioni e malesseri, bisogna imparare (io mi ci sto dedicando molto in questo periodo) a non dare per scontato niente di quello che per noi scontato è. A volte la chiave può essere semplicemente una persona con cui stai bene e che stimi che ti scardina uno dei tuoi punti fermi ed irremovibili, fa molto bene, apre dei meccanismi del tutto nuovi e, spesso per se stessi sconosciuti.